Barbados alla Biennale di Venezia 2026 tra ecologia e memoria (Italian)

Annalee Davis at the 61st Venice Biennale
Revenews, May 7, 2026
Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Barbados arriva con il progetto di Annalee Davis: installazioni, tessuti e rituali botanici per raccontare crisi climatica e memoria coloniale

Barbados, la più giovane Repubblica del mondo, arriva alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con un progetto che intreccia ecologia, memoria coloniale e ritualità botanica. In questa edizione, Barbados affida la propria voce a Annalee Davis, artista visiva e scrittrice barbadiana, con un percorso espositivo concepito dalla compianta curatrice Koyo Kouoh sotto il titolo In Minor Keys.

Dal plantationocene alla cattedrale laica del lutto ecologico
Al centro del progetto c’è il concetto di plantationocene, con cui Davis lega colonialismo e capitalismo estrattivo all’origine della crisi ecologica contemporanea. Barbados, prima isola della tratta dello zucchero britannica nei Caraibi, fu laboratorio di un sistema che ha trasformato un paesaggio biodiverso in monocolture, cancellando foreste e saperi ancestrali. L’artista rovescia quello sguardo di sorveglianza e dominio in un gesto di cura, ascolto e guarigione.

Nel suo studio situato in una fattoria operativa a St. George, su una ex piantagione del XVII secolo, Davis disegna, cammina, prepara tisane di erbe selvatiche e coltiva un living apothecary, un apotecario vivente. Da qui nasce l’installazione principale, Let This Be My Cathedral, un ambiente multimediale radicato nel lutto ecologico e nella memoria coloniale, concepito come santuario laico per meditare sulla perdita di biodiversità e sulle sue implicazioni politiche e affettive.

Nell’installazione compaiono fronde, foglie, infiorescenze, semi e baccelli, accanto a un calco in piombo a grandezza naturale dell’ultimo piviere eschimese (Numenius borealis) abbattuto a Barbados il 4 settembre 1963, ricreato con fotogrammetria ad alta risoluzione in collaborazione con Factum Foundation. Un sudario ricamato e tinto a mano, sedute rivestite di damasco e disegni seicenteschi di Palme Reali trasferiti e bruciati sul pavimento dialogano con la poesia Birdshooting Season della poetessa giamaicana Olive Senior.

Rituali tessili, acque di cura e identità caraibica
Accanto alla cattedrale laica del lutto ecologico, Davis presenta An Unbound Book of Prayer – Series II (2025–2026), una serie di opere tessili realizzate con appliqué, uncinetto, ricamo, tinture e materiali organici raccolti nel paesaggio attorno allo studio: guaine di cocco, piume di uccelli, ventagli di mare, infiorescenze di palma, semi e rami di bambù. Questi lavori funzionano come ausili devozionali laici contro l’ansia ecologica e geopolitica, nati da una pratica di cucitura meditativa che rallenta il respiro e restituisce calma.

Il percorso include anche Bush Bath in the Glasi (2025), ricamo e pittura su tela cerata tinta al tè con tessuto Madras, ispirato alla pratica caraibica di origine africana di guarire con le piante nelle sorgenti naturali. Al centro, la topografia del Glasi, sorgente lungo il fiume Carbet in Martinica, da cui sembra emanare una flora di salute e benessere.

Chiude il progetto Be Soft (2023–24), ricamo su un merletto Klöppeln tedesco di cento anni, creato durante una residenza in Germania e pensato come invito alla lentezza di fronte all’urgenza climatica vissuta sia come condizione esterna sia interiore.

La partecipazione di Barbados alla Biennale assume così la forma di una dichiarazione politica e culturale: un Paese che ha fatto della sostenibilità e della biodiversità i pilastri del proprio sviluppo sceglie un’artista che mette al centro le stesse urgenze. Attraverso la botanica come archivio di memoria viva, Davis mostra come le Small Island Developing States abbiano subito secoli di sfruttamento estrattivo, ma conservino ancora saperi ancestrali di resistenza, dalle piante medicinali che rigenerano i campi delle ex piantagioni alle ricette tramandate oralmente.

Annalee Davis e l’attivismo culturale nei Caraibi
Parallelamente alla pratica artistica, Davis è un riferimento per l’attivismo culturale nei Caraibi: fondatrice di piattaforme come Fresh Milk, Caribbean Linked, Tilting Axis e Sour Grass, lavora da anni per creare spazi più equi per gli artisti emergenti dell’arcipelago. Il suo percorso espositivo internazionale, dalle istituzioni in Colorado a Girona, dalla Costa Rica alla Sharjah Biennial, conferma la centralità di una ricerca che unisce paesaggio, storia e pratiche comunitarie.

Alla Biennale di Venezia 2026, Barbados si presenta dunque come un dispositivo di ascolto: una serie di opere che chiedono di fermarsi, fare lutto e lasciarsi ispirare, ripensando il rapporto tra esseri umani, piante e memoria coloniale.
Foto: Ufficio Stampa